martedì 25 novembre 2014

Il Tartufo Bianco di San Miniato protagonista alla 44ª Mostra Mercato Nazionale. 29-30 novembre, 6-7-8 dicembre 2014

Preannunciata nel mese di settembre dalla Sagra dei tartufi bianchi e dei porcini in località la Serra (San Miniato), finalmente è arrivata la 44ª Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato. L'evento enogastronomico, che ha come protagonista il pregiato tubero delle Colline Sanminiatesi e non solo, offre un ricco programma di appuntamenti che ha avuto inizio a metà novembre e che culminerà con i due prossimi fine settimana (29-30 novembre e 6-7 dicembre) coinvolgendo la festività dell'8 dicembre.

Durante il prossimo weekend “Sua Maestà Il Tartufo” incontrerà le eccellenze ed i prodotti di qualità del territorio sanminiatese, come olio, vino, formaggi e salumi. Visitando lo store online di Vivere la Toscana trovate un'accurata selezione di tali prodotti, un'intera sezione dedicata ai tartufi, e potete anche acquistare la squisita crema al tartufo bianco e porcini o l'olio extravergine aromatizzato al tartufo bianco.
La Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato dal 1969 è un appuntamento fisso per tutti coloro che amano il profumo unico ed il sapore intenso del prelibato tubero. Ogni anno aumentano i visitatori, estimatori e cultori della buona cucina, perché la mostra dedicata ai tartufi si è trasformata nel tempo in un vero e proprio festival dei sapori e dei prodotti tipici del territorio. L'evento, organizzato dal Comune di San Miniato e dalla Fondazione San Miniato Promozione, si propone come un grande “laboratorio a cielo aperto” che consente di apprezzare l'enogastronomia di qualità Slow Food nell'accogliente e suggestivo centro storico del piccolo borgo medievale toscano.
Sabato 6, Domenica 7 e Lunedì 8 Dicembre (Festa dell'Immacolata) Sua Maestà il Tartufo incontrerà il Natale con l'inaugurazione della mostra “San Miniato, Città dei Presepi”. Sabato alle 21,30 sarà inaugurato anche il vicino Presepe Storico di Cigoli, che vi consigliamo di visitare.

Per maggiori informazioni sulla 44ª Mostra Mercato Nazionale del Tartufo Bianco di San Miniato e per scaricare il programma completo visitare il sito http://www.sanminiatopromozione.it

venerdì 21 novembre 2014

Torta di riso e cipolle. Ricetta tipica della Lunigiana

Oggi vi presentiamo la ricetta della Torta di riso e cipolle, tipica dell'Alta Lunigiana. La cipolla bianca di Treschietto, frazione del comune di Bagnone, è rinomata per il suo gusto dolce e delicato. In tutta la Toscana si possono assaggiare ottime cipolle, utilizzate per preparare piatti speciali come la cipollata senese. Nel nostro store online potete acquistare le cipolle bianche sottolio di San Miniato e la salsa dicipolle e pinoli al vino (specialità dell'Azienda Agricola Biologica Podere del Grillo), la confettura di cipolle rosse e le cipolline in agrodolce Bartoli della Maremma. 

Ricetta della Torta di riso e cipolle
Ingredienti:
Per preparare la torta di riso lunigianese dovete acquistare un chilo di cipolle bianche. Gli altri ingredienti necessari per preparare la sfoglia sono: 300 grammi di farina 00, 2 uova e un cucchiaio di olio di oliva (in alternativa potete utilizzare un rotolo già pronto di pasta brisée). Per il ripieno della torta invece servono: 300 grammi di riso, un chilo di cipolle bianche, 200 grammi di ricotta fresca mista o di pura pecora, 4 uova, 120 grammi di pecorino toscano (clicca qui per ordinarequello maremmano), burro q.b. e mezzo bicchiere di olio extravergine di oliva, sale e pepe.

Preparazione:
Sulla spianatoia disporre la farina a fontana. Aggiungere al centro un po’ di acqua, le due uova, un cucchiaio di olio extravergine e un pizzico di sale. Impastare bene e stendere la sfoglia sottile con il mattarello. Lasciar riposare la pasta coperta da un canovaccio. Tritare finemente le cipolle e metterle a rosolare in padella con un filo d'olio ed un po' di burro. Lessare il riso in abbondante acqua salata. Scolarlo al dente e unirlo in padella al soffritto di cipolla. Aggiungere le uova, la ricotta fresca, il pecorino grattugiato, poi salare e pepare. Ungere una teglia da forno, foderarla con la pasta sfoglia e stendetervi l’impasto di riso e cipolle. Ricoprite con un lembo di pasta , rifilando i lati in eccesso. Cuocere in forno preriscaldato a 180° per circa un’ora. Servire la torta di riso e cipolle in abbinamento ad un ottimo vino bianco toscano come il DOC bianco Montecarlo o l'IGT bianco dei Colli Senesi.
Buon appetito da Vivere la Toscana!

martedì 18 novembre 2014

Andiamo in Alta Lunigiana a visitare Bagnone

Il comune di Bagnone si trova in provincia di Massa Carrara e fa parte del Parco Nazionale dell'Appennino Tosco-Emiliano. Nel suo splendido paesaggio montano sono incastonati come gemme preziose antichi castelli e palazzi medievali. Alla bellezza del panorama si accompagnano gli ottimi prodotti gastronomici del territorio dell'Alta Lunigiana, tra i quali sono rinomati le castagne, i funghi porcini e la cipolla di Treschietto, borgo situato nei dintorni di Bagnone. Quest'ultimo prende il nome dall'omonimo torrente, affluente di sinistra del fiume Magra. Il Torrente Bagnone attraversa il borgo medievale con cascatelle che creano incantevoli scorci paesaggistici.
Tra le principali attrazioni della zona è il Castello di Bagnone, caratterizzato da un'alta torre cilindrica in pietra, l'unica struttura superstite della fortezza originaria. Con il passare del tempo, infatti, il castello ha mutato aspetto, essendo inglobato in parte da edifici minori della villa dei conti Ruschi-Noceti.
La struttura fortilizia, edificata nella seconda metà del Trecento dai Malaspina, aveva la funzione di controllare la viabilità in fondo alla valle, di particolare importanza per il passaggio della via Francigena.
Sotto il dominio dei marchesi Malaspina Bagnone divenne feudo indipendente (1351). Nel XV secolo il borgo toscano entrò a far parte del territorio di egemonia della Repubblica Fiorentina e poi del Granducato di Toscana, rimanendovi fino al periodo napoleonico. Dopo il Congresso di Vienna Bagnone tornò sotto il Granducato di Toscana, ma nel 1849 fu annesso al Ducato di Parma. Con l'Unità d'Italia nel 1859 il paese fu inserito nella provincia di Massa e Carrara, di cui ancora oggi fa parte.
Il borgo medievale, perfettamente conservato, affascina i visitatori con i suoi caratteristici muri in pietra e le antiche botteghe artigianali del vecchio mercato. 
Nei pressi del muro di cinta della villa dei conti Ruschi-Noceti sorge la chiesa di San Nicola, all'interno della quale si conserva un pulpito ligneo del XIII secolo. Purtroppo ciò che resta del castello è di proprietà privata e non si può visitare. 
Nei dintorni di Bagnone, Bagnòn in dialetto della Lunigiana, è situato il borgo di Treschietto, famoso per le sue gustosissime cipolle, ma anche per i ruderi del suo castello a picco sul burrone del Monte Orsaro. Dirigendosi verso Jera s'incontrano i maestosi boschi di castagno, mentre a Vico e a Corlaga si possono ammirare gli antichi mulini ad acqua. Qui si macinano le ottime castagne dell'Appennino per produrre la farina dolce, tipica della zona. Da visitare nei dintorni di Bagnone sono anche Castiglion del Terziere e la pieve dei Santi Ippolito e Cassiano.

venerdì 14 novembre 2014

Il DESCO 2014 a Lucca. Sapori lucchesi al Real Collegio. Dal 15 novembre all'8 dicembre

Il Desco, Salone dei sapori e dei saperi lucchesi, con l'edizione 2014 festeggia 10 anni. La manifestazione enogastronomica riunisce tutte le eccellenze del territorio della provincia di Lucca, dalla Garfagnana alla Valle del Serchio, dalle Apuane alla Versilia, passando per le Colline Lucchesi e per l'area del Montecarlo. Una grande tavola di prodotti toscani, salumi, formaggi, dolci, olio, vini e non solo, perché il “Desco”, che significa appunto “mensa, tavola su cui si mangia” in toscano arcaico, è anche il luogo dove si scambiano saperi, luogo d'incontro e di confronto.

La decima edizione de'Il Desco avrà luogo negli splendidi spazi del Real Collegio di Lucca per ben 4 weekend (sabato e domenica), a partire da domani Sabato 15 novembre fino a Lunedì 8 Dicembre, festa dell'Immacolata. La provincia di Lucca è un territorio che offre molte risorse enogastronomiche, grandi prodotti DOP e IGP. Basti pensare al farro, al Biroldo, al Prosciutto Bazzone, ai vini del Montecarlo e alla farina di castagne della Garfagnana. Con quest'ultima sono prodotte tante specialità, come i necci (cliccando leggete la ricetta), che potrete degustare a Il Desco, ed i biscotti al profumo di castagna, che potete acquistare nello store online di Vivere la Toscana. Altri famosi prodotti lucchesi sono la Mondiola, l’antico “formaggio del pastore” chiamato l’Accasciato, il Caprino garfagnino, i Tordelli lucchesi e la Focaccia di Seravezza (cliccando leggete la ricetta).

La manifestazione enogastronomica lucchese si propone come una grande vetrina di prodotti d'eccellenza, ma anche come un interessante itinerario alla scoperta dei sapori per visitatori di tutte le età. Ai bambini sarà dedicato un intero “Spazio Kids”, a cura di Slow Food Lucca Compitese Orti Lucchesi, dove i piccoli potranno scoprire i segreti per una cucina più sana e nutriente e divertirsi imparando il valore dei frutti della terra. Inoltre durante l'intera kermesse sarà presente un Baby-pit-Stop per consentire ai genitori di partecipare tranquillamente agli eventi de'Il Desco.

Potete consultare l'intero programma dell'edizione 2014 sul sito www.ildesco.eu. Nel corso dei quattro week end 15/16 novembre, 22/23 novembre, 29/30 novembre e 6/7/8 dicembre, si svolgeranno differenti degustazioni eno-gastronomiche, alle quali sarà possibile partecipare acquistando un apposito carnet.
Anche fuori dal Real Collegio si terranno numerosi eventi, un intero calendario di attività “Esco dal Desco” (laboratori, teatro, spettacoli, mostre e incontri) e saranno proposti itinerari di ristorazione e di degustazione nella città di Lucca e nei dintorni (in collaborazione con la rete Vetrina Toscana promossa dalla Regione Toscana).

Un antico proverbio toscano recita “Chi non mangia a desco ha mangiato di fresco”, perciò per partecipare alla decima edizione de' Il Desco lucchese vi consigliamo di non essere già sazi!

Il Desco – Edizione 2014
Sapori e Saperi Lucchesi in Mostra
Real Collegio
Piazza del Collegio 1
Centro storico – Lucca
Giorni di apertura
15 – 16 – 22 – 23 – 29 – 30 novembre
6 – 7 – 8 dicembre
Orario di apertura
ore 10:00 – 19:30 (orario continuato) – Ingresso libero

La manifestazione è promossa dalla Camera di Commercio di Lucca,da Lucca Promos – AIS TOSCANA, FISAR Lucca e Garfagnana e Slow Food Lucca Compitese Orti Lucchesi.

lunedì 10 novembre 2014

Spaghetti con pancetta e zafferano alla grossetana

La cucina di Vivere la Toscana oggi vi propone: Spaghetti con pancetta e zafferano alla grossetana. La ricetta ha origini sulle colline maremmane, dove è ancora diffusa la coltivazione dei fiori di Crocus Sativus. Gli stimmi sono essiccati al sole e conservati interi oppure macinati per ottenere la polvere di spezia dorata impiegata per preparare tanti piatti deliziosi, come i pici con sugo di salsiccia allo zafferano (per leggere la ricetta cliccare qui). Il vino che vi consigliamo di abbinare al primo piatto grossetano proviene sempre dal territorio della Maremma ed è il Morellino di Scansano.

Ricetta degli Spaghetti con pancetta e zafferano
Ingredienti per 4 persone
350 grammi di spaghetti
0,20 grammi di zafferano (cliccate qui per ordinare l'originale zafferano biologico in stimmi prodotto in Toscana)
un mazzetto di erba cipollina
2 uova
1 cipolla dorata
100 grammi di ricotta fresca
pepe e sale q.b.

Preparazione
In un barattolino di vetro versare un po' d'acqua e metterla a scaldare in un tegame a bagnomaria. Mettere gli stimmi di zafferano nell'acqua del barattolino e lasciarli reidratare per circa un'ora. Intanto tritare la cipolla e tagliare il rigatino a dadini. Metterli a soffriggere in olio extravergine per alcuni minuti. Sbattere le uova in una terrina. Lessare gli spaghetti in abbondante acqua salata bollente. Scolare la pasta al dente e versarla nella padella con la pancetta, la cipolla e aggiungere lo zafferano con un po' della loro acqua. Aggiustare di sale e aggiungere un pizzico di pepe. Far passare in padella gli spaghetti, poi versarli nella terrina con le uova sbattute. Aggiungere la ricotta e l'erba cipollina tritata, poi mescolare bene e servire in tavola gli spaghetti allo zafferano e pancetta in abbinamento al vino Morellino (clicca qui per acquistarlo!). 
Buon appetito da Vivere la Toscana!

venerdì 7 novembre 2014

Grandi toscani. Piero della Francesca, monarca della pittura

Dopo Michelangelo e Modigliani, continua la rubrica di Vivere la Toscana dedicata ai Grandi Toscani con Piero della Francesca (1415c.a.-1492), importante maestro del Quattrocento. L'artista, originario di Borgo Sansepolcro (AR), è considerato uno dei più grandi pittori italiani. Alcuni lo definiscono “maestro della luce”, altri “maestro dell'affresco”, il suo concittadino Luca Pacioli lo definì nel 1494 “monarca della pittura”.

Per molti secoli alle opere del pittore toscano non fu attribuito il giusto valore. Dopo la sua morte, Piero della Francesca fu menzionato soltanto da Vasari nelle “Vite” (1550; 1568) e in alcuni trattati di architettura del Cinquecento. I capolavori del pittore di Sansepolcro furono considerati obsoleti con l'avvento della “maniera moderna”, che ebbe come protagonisti Leonardo, Raffaello e Michelangelo. È stato grazie al movimento “pre-raffaellita” nell'Ottocento e poi nel Novecento che l'arte di Piero della Francesca è stata riscoperta e studiata. Le regole della prospettiva sono rigorosamente applicate nelle sue opere pittoriche, ma il rigore matematico non attenua la carica espressiva né la forza narrativa, anzi rappresenta in modo perfetto la sacralità dei temi religiosi o l'austerità dei soggetti civili.
Nato da Benedetto de' Franceschi, mercante di lane e cuoiami, e da Romana di Perino, Piero fece il suo primo apprendistato pittorico a Borgo Sansepolcro presso la bottega del meno noto Antonio d'Anghiari. Nel 1439 il giovane Piero affiancò Domenico Veneziano a Firenze per la realizzazione degli affreschi con le "Storie della Vergine" per il Coro della chiesa di Sant'Egidio.
Dal 1440 c.a. Piero della Francesca alternò soggiorni presso la città natale, dove dal 1445 al 1462 si occupò di dipingere il grande Polittico della Misericordia (Sansepolcro, Museo Civico), a soggiorni presso le principali corti dell'Italia centro-settentrionale. Fu a Ferrara presso il marchese Leonello d'Este, uno dei più raffinati mecenati del Rinascimento, per realizzare gli affreschi del Castello estense (purtroppo andati persi) e nella chiesa di Sant'Agostino. Nel 1451 dipinse l'affresco raffigurante Sigismondo Pandolfo Malatesta in adorazione di San Sigismondo all'interno del Tempio Malatestiano di Rimini. Il ritratto del condottiero malatestiano fu poi replicato di profilo nella tavola oggi conservata al Museo del Louvre.

Nel 1452, anno della morte dell'artista fiorentino Bicci di Lorenzo, Piero della Francesca accettò di proseguirne l'opera nella Cappella Maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo. Il ciclo di affreschi de' “Le Storie della Vera Croce”, che impegnò l'artista fino al 1466, è considerato uno dei massimi capolavori della pittura rinascimentale italiana.
All'inizio degli anni sessanta risalgono altre opere di grande sensibilità artistica come la “Madonna del parto”, realizzata per la cappella del cimitero di Monterchi, paese di cui era originaria la madre di Piero; e la “Resurrezione” nella Sala dei Conservatori della Residenza, all'interno del Palazzo Comunale di Sansepolcro (oggi sede del Museo Civico), opera definita dallo scrittore contemporaneo Aldous Huxley «la più bella pittura del mondo».
Negli anni sessanta e settanta del XV secolo il pittore toscano strinse rapporti con la corte di Urbino. Per il duca Federico da Montefeltro l'artista dipinse alcuni dei suoi più celebri capolavori, tra i quali il dittico con i ritratti dei duchi, Federico e la moglie Battista Sforza (oggi conservato a Firenze nella Galleria degli Uffizi) e la “Flagellazione” (Urbino, Galleria Nazionale dell'Umbria), il “rivoluzionario” ritratto in armatura del duca Federico (1472-74).
Durante gli anni urbinati Piero della Francesca si dedicò anche alla stesura di alcuni trattati teorici, tra cui il Trattato dell'Abaco, una sorta di manuale di matematica di base, ed il “De prospectiva pingendi”, interessante guida alla prospettiva. La perfezione delle forme, la luminosità e la raffinatezza dei colori, caratterizzano i grandi capolavori che ci ha lasciato il “monarca della pittura”: i grandi affreschi di Arezzo, di Borgo San Sepolcro e di Monterchi, le splendide opere di Urbino e le tavole oggi conservate a Londra, a Parigi e a Firenze.
Divenuto cieco negli ultimi anni di vita, privato del piacere di ammirare ciò che oggi lo rende tanto eccelso, l'artista toscano morì nella città natale il 12 ottobre 1492.

lunedì 3 novembre 2014

La Chiesa di San Francesco a Pienza

L'incantevole borgo di Pienza, in provincia di Siena, è rinomato oltre che per l'ottimo pecorino prodotto nelle campagne pientine, anche per la bellezza degli antichi edifici in esso conservati. Vi avevamo già indicato alcuni luoghi da visitare, in particolare Piazza Pio II su cui si affacciano Palazzo Piccolomini, il Duomo, Palazzo Borgia, il Palazzo Pubblico e la Chiesa di San Francesco. Oggi vi vogliamo parlare proprio di quest'ultima, che costituisce l'edificio più antico della città.

La splendida chiesa pientina fu costruita nel XIV secolo dai Frati Minori, seguaci di San Francesco da Assisi (1182-1226). Il tempio religioso ha recuperato la sua bellezza originaria grazie agli interventi di restauro compiuti dal 1998 al 2002. L'edificio si presenta come una tipica chiesa francescana, caratterizzata da linee semplici, essenziali e da mirabili affreschi raffiguranti la vita del Santo. Delle opere pittoriche di un tempo oggi restano alcuni frammenti sulle pareti laterali e un intero ciclo nell'abside. Gli affreschi furono realizzati da Cristoforo di Bindoccio, detto il Malabarba, e da Meo di Pero, entrambi artisti senesi operanti nel XIV secolo.
Sulla parete sinistra della navata è raffigurato San Francesco che riceve le Stimmate di Cristo sul Monte della Verna. Lo sprone roccioso, squarciato in più parti, è stato fonte d'ispirazione per la realizzazione dell'altare, da parte dell'artista senese contemporaneo Massimo Lippi. La mensa sacra è formata da tre grandi blocchi di travertino, proveniente dalle Cave di Serre di Rapolano (SI). L'opera è stata creata spaccando un unico masso in tre parti e ricorda il passo del Vangelo di Matteo (27,51) in cui si racconta che dopo la morte di Gesù sulla Croce “la terra si scosse e le rocce si spezzarono”. Sui tre massi l'artista toscano ha realizzato graffiti simbolici e, sul lato rivolto verso il crocifisso, bassorilievi che ricordano il sacrificio di Cristo per la vita di tutti gli uomini. Sul piano della mensa, in un incavo rotondo e protette da un vetro si scorgono alcune reliquie: un filo dell'abito indossato da San Francesco quando ricevette le Stimmate e tre frammenti di roccia, il primo proveniente dalla Grotta della Natività, il secondo dal Calvario ed il terzo dall'Orto del Getsemani.

Massimo Lippi, oltre all'altare, ha realizzato per la Chiesa di San Francesco a Pienza alcune splendide opere in bronzo, tra i quali la Croce Astile, il Roveto ardente nell'Ambone, un bassorilievo raffigurante la Madonna del Latte ed il Crocifisso appeso al centro dell'arco. Sopra il volto di Cristo, scavato dal dolore, splende un piccolo sole con la scritta JHS (Jesus Hominum Salvator). L'elemento simbolico costituisce un omaggio alla predicazione di San Bernardino da Siena, frate francescano ritenuto l'”ideatore” del Cristogramma. I fedeli che ascoltavano le sue prediche, alla fine erano soliti baciare delle tavolette di legno su cui era raffigurato un sole d'oro, al centro del quale era inscritto il monogramma JHS.

Altro elemento che colpisce l'attenzione dei visitatori di Pienza è un meraviglioso presepe in ceramica, esposto in ogni momento dell'anno. Si tratta infatti di un'opera in stile neo-robbiano realizzata nel 1989 dallo scultore e ceramista pientino Piero Sbarluzzi. Pensata come omaggio a Giotto, è stata inserita nella Chiesa di San Francesco, per ricordare che il frate di Assisi fu l'ideatore del primo presepe a Greccio nel Natale del 1223.