venerdì 19 settembre 2014

Pastasciutta alla Medici, alla corte toscana del gusto

La famiglia de' Medici, signori di Firenze e di Toscana, era molto attenta ad offrire ai propri ospiti a corte piatti ricchi, non solo per lo sfarzo coreografico con cui erano presentati in tavola, ma anche per gli ingredienti scelti. Lo dimostra la ricetta della Pastasciutta saltata alla Medici, un primo da cena luculliana, ideale da proporre in occasioni importanti. Per rendere il piatto ancor più prelibato potete aggiungere la crema al tartufo bianco di San Miniato e porcini, che trovate in vendita nello store di Vivere la Toscana.

Alle tavole riccamente imbandite dei Medici si riunivano personaggi illustri del tempo, poeti, artisti, intellettuali. I piatti serviti erano principalmente a base di carne, cacciagione, pollo, maiale, legumi e prodotti del territorio, come i funghi dei quali è ricco il territorio toscano. Dopo la scoperta dell'America si aggiunsero alle portate altri ingredienti importanti: pomodori, patate e cioccolato. Caterina de'Medici (Firenze, 1519 – Castello di Blois, 1589), figlia di Lorenzo II, amante del cibo e del buon vino, fu la prima ad esportare oltralpe la cucina toscana. Sposando Enrico II, ella divenne regina di Francia e portò con sé abili cuochi e pasticceri italiani, che influenzarono la cucina francese.
Secondo alcuni la ricetta della “pasta saltata alla Medici” sarebbe nata proprio dall'incontro tra i due tipi di cucina. Secondo altri le origini del piatto sarebbero più antiche. Qui vi offriamo una versione del primo, che potrete arricchire con gli ingredienti che preferite.

Pastasciutta alla Medici
Ingredienti per 4 persone
350 grammi di penne o tortiglioni
50 grammi di crema di tartufo (noi vi suggeriamo questa, cliccate qui! Ma potete provare anche la crema tartufo e asparagi)
1 spicchio d'aglio
400 grammi di fesa di tacchino
150 grammi di funghi champignon
1 ciuffo di prezzemolo
panna da cucina
una noce di burro
sale e pepe q.b.
Mezzo bicchiere di vino bianco

Preparazione
Pulire i funghi con un coltello e un pezzo di stoffa. Tagliarli a listarelle. Tritare il tacchino, l'aglio ed il prezzemolo. Mettere tutto in una padella con la noce di burro e far rosolare per alcuni minuti. Salare, pepare e sfumare con il vino bianco. Terminata la cottura, aggiungere la crema di tartufo e la panna liquida. Cuocere la pasta, scolarla al dente e aggiungerla al sugo preparato in padella. Farla saltare per alcuni minuti e servirla in tavola con un ciuffetto di prezzemolo sopra. In abbinamento alla Pastasciutta alla Medici Vivere la Toscana vi consiglia un vino “regale” Ornellaia 2011 Bolgheri DOC Superiore per la celebrazione dei 25 anni.



martedì 16 settembre 2014

Il Volto Santo o Santa Croce di Lucca. Leggende e miracoli

Il crocifisso ligneo conosciuto con il nome di “Volto Santo” è conservato all'interno della Cattedrale di San Martino a Lucca. L'opera, ritenuta leggendariamente acheropita, ovvero fatta non da mani umane, misura 2,24 per 2,65 metri ed è venerata con particolare devozione dai lucchesi sin dalla metà dell'XI secolo. L'effige del Volto Santo fu prescelta come simbolo della città riprodotto sulle monete, i grossi, e sui sigilli dei cambisti. La leggenda vuole che il grande crocifisso risalga al I secolo, tuttavia i critici sono concordi, per motivi stilistici, nel datare la scultura intorno all'XI secolo.

Non si può escludere tuttavia che l'attuale crocifisso sia una copia di un esemplare siriaco dell'VIII secolo. La veste con maniche lunghe, le caratteristiche somatiche del volto del Cristo, con occhi sporgenti e barba bipartita, ed altri particolari che rendono davvero singolare l'opera e differente dai crocifissi italiani coevi, fanno pensare alla validità di tale ipotesi. Oltre alla misteriosa provenienza, numerose leggende sono legate al Crocifisso del Duomo di Lucca. In primo luogo la cosiddetta “Leggenda Leobiniana”. Intorno al 1100 fu redatta una “Relatio”, un “racconto della creazione, scoperta e traslazione del Santissimo Volto”. L'immagine, secondo la leggenda, sarebbe arrivata a Luni e poi a Lucca intorno al 742 e sarebbe stata scolpita da Nicodemo, colui che insieme a Giuseppe d'Arimatea, aveva deposto Gesù Cristo nel sepolcro. Nicodemo non sarebbe riuscito a riprodurre il volto del Messia e lo avrebbe però trovato scolpito miracolosamente per intervento divino. Secondo la leggenda il crocifisso, che rischiava di essere distrutto, fu lasciato navigare su una barca senza equipaggio, fino ad approdare nel Tirreno, a Luni. I lunensi non sarebbe riusciti ad abbordare la nave, giunta poi spontaneamente a riva per esortazione del Vescovo, avvisato in sogno dell'arrivo del Volto Santo. Contesa tra lunensi e lucchesi, infine, la Santa Croce sarebbe toccata a Lucca. In cambio Luni ricevette un'ampolla di Sangue di Cristo, raccolto da Nicodemo sul Calvario e da lui affidata sempre alla nave approdata in Toscana. Oggi la preziosa reliquia è conservata nella Cattedrale di Sarzana.

I Lucchesi posero il Volto Santo nella Basilica di San Frediano. Qui oggi si può ammirare uno splendido affresco, realizzato da Amico Aspertini nel 1509 e che racconta proprio la leggenda dell'arrivo miracoloso della croce.
Tuttavia un giorno i Lucchesi non trovarono più in chiesa il prezioso crocifisso. Si racconta che fu ritrovato in un orto vicino alla Cattedrale di San Martino, dove ancora oggi è conservato. Per ricordare tale evento miracoloso, ogni anno, il 13 settembre si svolge la Luminara di Santa Croce. Con una solenne processione i fedeli e tutte le autorità religiose e civili del territorio di Lucca e provincia, si recano dalla Basilica di San Frediano lungo il centro, Piazza San Michele, il Fillungo, fino al Duomo per venerare il Volto Santo. I monumenti ed i palazzi lucchesi sono illuminati da lumini, come succede durante la Notte delle Bugie a Pisa.

Osservando attentamente il Volto Santo, conservato all'interno di un ricco tempietto (realizzato da Matteo Civitali nel 1482) nella navata sinistra della Cattedrale di San Martino un particolare non passa inosservato: il Cristo indossa delle pantofole d'oro e la pantofola destra è immersa in un calice. Per comprendere tale mistero è necessario conoscere il cosiddetto “miracolo della ciabatta”. Si racconta che un povero giullare in segno di devozione al Volto Santo donasse l'unica cosa in suo possesso: l'arte giullaresca. Il Crocifisso fece cadere una delle preziosissime ciabatte dorate in segno di ringraziamento. Quando il giullare prese la ricca pantofola, fu catturato e incarcerato, poiché nessuno credette al suo racconto miracoloso. Tuttavia ogni tentativo di rimettere la ciabatta dorata al piede del Cristo fu vana. Il povero alla fine fu creduto, liberato e gli fu donato del denaro dalla Chiesa a patto che rinunciasse alla ciabatta d'oro. Ancora oggi la pantofola del Volto Santo non è fissata al piede, ma è appoggiata e sorretta da un calice.
Vicino alla cappella della Croce si trova un altro oggetto singolare: una mannaja appesa. Si tratta dell'arma che un boia doveva utilizzare per decapitare Giovanni di Lorenzo di Picardia, ingiustamente accusato di aver assassinato un uomo. Era l'11 settembre 1334, il pellegrino, giunto a Lucca per adorare il Volto Santo, stava per essere colpito quando la lama della mannaja si rivoltò ed egli ebbe salva la vita.

venerdì 12 settembre 2014

La torre pendente di Figline Valdarno e la Susinana

In Toscana sono numerose le torri medievali che si possono scorgere osservando il paesaggio. Sono famose quelle di San Gimignano, la Torre del Mangia a Siena, i ruderi di quella di Caprona, la torre diDonoratico e prima fra tutte è il Campanile in Piazza dei Miracoli a Pisa. Non tutti sanno che questa torre non è l'unica ad essere caratterizzata da una forte pedenza. Una lettrice di Vivere la Toscana ci ha segnalato alcune settimane fa: la torre merlata di Figline Valdarno, adiacente a Palazzo Pretorio in Piazza Marsilio Ficino.

L'imponente edificio trecentesco, interamente in pietra, ha un fianco poggiato sulla torre pendente. Si tratta di una costruzione preesistente, probabilmente una delle antiche torri per difendere il Grande Foro. La torre guelfa di Figline è visibilmente inclinata, come la più nota Torre di Pisa, a causa di un cedimento del terreno argilloso. Originariamente in cima alla costruzione si poteva ammirare la campana detta “Susinana”. Risalente al 1384 essa apparteneva al Castello di Susinana in Romagna, dal quale fu sottratta come bottino di guerra. La campana oggi è collocata all'ingresso di Palazzo Pretorio. Su di essa è presente l'iscrizione:
« Ad perpetuam destructionem et mortem totius partis ghibelline. »
(per l’eterna distruzione e morte di tutte le parti ghibelline)
Le parole celebrano la sconfitta dei Ghibellini ad opera dei Guelfi fiorentini. La zona di Susinana, vicina a Palazzuolo sul Senio in Romagna, era sotto l'egemonia della famiglia degli Ubaldini che avevano tentato di contrastare l'espansionismo della Repubblica fiorentina. Nel 1373 Firenze mise sotto assedio tutti i castelli degli Ubaldini, tra i quali quello di Susinana, da cui fu sottratta la campana. Ad ottenerla fu Tano, comandante della guarnigione di Figline, che con uno stratagemma aiutò i Fiorentini a catturare Giovanni degli Ubaldini, meglio conosciuto come Giovanni d'Azzo.
La “Susinana” fu donata da Firenze al paese di Figline Valdarno perché servisse come monito ai Ghibellini di Arezzo. Il Podestà la utilizzava per comunicare i pericoli e per avvisare delle adunanze nella piazza del paese.  
Ai piedi della Torre si può visitare la cappella dedicata ai caduti di tutte le guerre, al cui interno è conservata una mirabile terracotta invetriata raffigurante la Madonna col Bambino tra i Santi Sebastiano e Antonio Abate, opera attribuita a Benedetto Buglioni. 

martedì 9 settembre 2014

A Subbiano Festa dell'Uva e Mercatino del Tempo che fu. 14 settembre 2014

Subbiano, in provincia di Arezzo, vi aspetta domenica 14 settembre per festeggiare la vendemmia con la Rievocazione Storica della Festa dell'Uva. Al mattino (dalle 8 alle 13) per le vie del centro storico si svolgerà il consueto “Mercatino del Tempo che fu” dove potrete assaggiare ed acquistare confetture artigianali, dolci, pasta fatta a mano, frutta, ortaggi, olio e condimenti tradizionali toscani, come il sugo di funghi porcini.
L'ingresso all'intera manifestazione è gratuito.

Gli appuntamenti di domenica 14 settembre chiudono in bellezza il programma della 40esima edizione di “Subbiano Finestate”, serie di eventi organizzati dalla Pro Loco di Subbiano e dall'Assessorato alla Cultura per promuovere il territorio, le usanze ed i prodotti locali. Subbiano, situato a circa 12 km da Arezzo è il primo centro abitato che s'incontra sulla riva sinistra del fiume Arno, risalendo la valle del Casentino, zona dalla antica tradizione rurale. Proprio per mantenere ancora vive nel tempo le importanti memorie della vita contadina sono organizzati eventi come la Rievocazione Storica della Festa dell'Uva, curata dall'Associazione Festiera di Subbiano in collaborazione con il Comune di Subbiano.
Al mattino il “Mercatino del Tempo che fu”, con i suoi numerosi commercianti ed artigiani in abiti tardo ottocenteschi, anima le strade del borgo toscano. Alle ore 13,00 circa l'araldo di Subbiano annuncia l'inizio dei festeggiamenti, dichiarando aperta la gara dei carri della Festa dell'Uva. A contendersi il premio del “Carro più bello” sono le frazioni del paese: Calbenzano, Casa la Marga, Castelnuovo, Chiaveretto, Falciano e Vogognano. Durante il pomeriggio si svolgono i festeggiamenti accompagnati dagli spettacoli degli sbandieratori e dalla musica del Gruppo Musici Giostra del Saracino e di altri gruppi folkloristici di Arezzo. Durante la sfilata dei carri campestri, trainati da cavalli, i figuranti distribuiscono ai presenti uva, dolci, vinsanto, caldarroste e vini locali. Gli ottimi prodotti del territorio possono essere degustati anche durante la cena presso gli stand gastronomici della Festa dell'Uva di Subbiano.
In serata si svolge la premiazione del carro più bello e si concludono i festeggiamenti con un grande spettacolo pirotecnico.


Domenica 14 settembre 2014
Mercatino del Tempo che Fu e Rievocazione della Festa dell'Uva
a Subbiano (AR)
Per maggiori informazioni sull'evento visitare il sito http://www.prolocosubbiano.it

sabato 6 settembre 2014

Visitare Pienza. Palazzo Piccolomini

Pienza è uno dei borghi medievali più belli della Toscana e del Mondo, tanto che il suo centro storico ha ottenuto il riconoscimento di Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Passeggiando lungo le suggestive stradine del paese antico, caratterizzato da numerose botteghe di cacio pientino e ceramiche dipinte a mano, s'incontra Piazza Pio II, dove, accanto al Duomo, sorge maestoso Palazzo Piccolomini. La residenza pontificia fu commissionata a Bernardo Rossellino nella seconda metà del XV secolo da Papa Pio II.

L'imponente edificio, affacciato su uno dei paesaggi più suggestivi della nostra regione, rientrava nel progetto più ampio di riedificare Pienza come “città ideale” del Rinascimento. Rossellino si ispirò ad un altro famoso edificio toscano realizzato su progetto del grande maestro Leon Battista Alberti: Palazzo Rucellai di Firenze. La residenza di Pio II a Pienza presenta pianta quadrata e si sviluppa su tre piani, è “fino al punto più alto lavorata finemente dallo scalpello del lapicida” così descriveva il raffinato bugnato degli esterni il Piccolomini nei suoi “Commentari”. Nel testo il Papa descrive con dovizia di particolari il palazzo, finemente affrescato e decorato. Ancora oggi chi visita la magnifica residenza pientina, destinata ad ospitare mostre come “Vinum Nostrum” (esposizione dedicata alla storia del vino nel Mediterraneo, clicca qui per leggere il post dedicato) resta colpito dalla bellezza degli ambienti magistralmente strutturati in modo da offrire eccezionali scorci del paesaggio circostante.
Il Giardino Pensile costituisce il primo esempio di giardino rinascimentale, spazio ideale per la contemplazione e per la meditazione, in cui arte e natura si compenetrano alla perfezione. Nei “Commentarii” Enea Piccolomini così descrive il suggestivo panorama: il monte Amiata, la valle dell'Orcia e i "prati verdeggianti e i colli erbosi nelle stagioni buone, i campi ricchi di messi, i vigneti; sulle rupi scoscese si vedono le rocche i castelli, i bagni Vignoni e monte Pesio (Cetona), più in alto Radicofani e che è il punto da cui sorge il sole d'inverno".

Al piano terra di Palazzo Piccolomini, nella corte e all'interno delle sale, è stata allestita una mostra permanente che ripercorre l'ambizioso progetto umanistico di città ideale di Pio II, spiegando e presentando la struttura architettonica dell'edificio. Al primo piano si trova l'appartamento nobile con le sale da pranzo, della musica, dello studio, delle armi, della biblioteca ed alcune stanze da letto tra cui quella del Papa stesso. Gli ambienti sono arredati con mobili quattrocenteschi, quadri, suppellettili ed altre preziose testimonianze dell'epoca rinascimentale. Se desiderate prenotare una visita potete scrivere una email a prenotazioni@palazzopiccolominipienza.it o telefonare al +39 0577 286300.

PALAZZO PICCOLOMINI PIENZA

16 OTTOBRE - 14 MARZO
da MARTEDI' a DOMENICA 10,00-16,30
Ultimo ingresso ore 16,00
Aperto i lunedì festivi

15 MARZO - 15 OTTOBRE
da MARTEDI' a DOMENICA 10,00-18,30
Ultimo ingresso ore 18,00
Aperto i lunedì festivi
 
25 Dicembre e 1 Gennaio apertura 14.00 18.00
Ultimo ingresso ore 17,30

Chiusura del Palazzo
dal 7 Gennaio al 14 Febbraio
dal 16 Novembre al 30 Novembre

Il biglietto di ingresso comprende la visita guidata con l'audioguida
al Palazzo Piccolomini e al Giardino Rinascimentale
Audioguida gratuita disponibile nelle seguenti lingue: italiano, inglese, tedesco, francese, spagnolo, portoghese, russo, cinese, giapponese.
Accesso anche alle persone diversamente abili
€ 7,00 intero
€ 5,00 ridotto
Prezzo speciale
€ 3,50 ad alunno per scolaresche prenotate

Riduzioni
Gruppi (da minimo 15 a massimo 25 persone);
Studenti

Ingresso gratuito
Bambini fino a 5 anni
Persone diversamente abili

Informazioni aggiornate al 04/09/2014

Per maggiori informazioni visitare il sito
www.palazzopiccolominipienza.i

mercoledì 3 settembre 2014

Timballo alla livornese. Primo piatto terra mare

Oggi vi forniamo la ricetta di uno squisito primo piatto a metà strada tra terra e mare: il timballo di maccheroni alla livornese. Per il piatto Vivere la Toscana vi consiglia in abbinamento: il vino bianco Vermentino Montecucco DOC.
I timballi di pasta al forno sono molto diffusi nel Sud Italia e solitamente sono ricchi di ingredienti come funghi, carne, mozzarella, melanzane. La versione labronica del timballo, invece, include due ingredienti che vengono dal mare: gamberoni e polpi, che aggiungono al primo casereccio un tocco di raffinatezza.

Ingredienti per 8 persone
640 grammi di maccheroni
4 polpi piccoli
800 grammi di pomodori
8 gamberoni
300 grammi di piselli
360 grammi di funghi champignon
burro q.b.
un peperoncino
160 grammi di salsa di pomodoro
sale q.b.
Olio extravergine di oliva toscano (clicca qui per acquistarlo)

Preparazione
Sbollentare i pomodori, pelarli, sminuzzarli e privarli dei semi. Pulire bene i polpi sotto acqua corrente, asciugarli e tagliarli a pezzetti. Preparare un tegame con 8 cucchiai d'olio extravergine d'oliva e mettervi a cuocere i pomodori ed i polpi. Far cuocere coperti dal coperchio. Sgusciare i gamberoni, eliminare le teste, tagliarli e aggiungerli al sugo con i polpi. Pulire gli champignon e tagliarli a fettine sottili, poi aggiungerli al resto. Aggiungere i piselli, il peperoncino ed un pizzico di sale. Far cuocere il tutto per circa 30 minuti. Intanto in abbondante acqua bollente salata cuocere i maccheroni. Scolarli al dente perché proseguiranno la cottura in forno. Ungere la teglia da forno con il burro. Disporre sul fondo metà della pasta, ricoprirla con il sugo di polpi, piselli e gamberoni preparato, quindi aggiungere i maccheroni restanti. Scaldare la salsa di pomodoro e versarla sopra alla pasta. Per finire irrorare i maccheroni con un filo di olio extravergine di oliva. Far cuocere in forno per 20 minuti a 190°C. Servire in tavola il timballo di maccheroni alla livornese insieme al vino toscano Montecucco DOC Lillatrino! Buon appetito da Vivere la Toscana!



venerdì 29 agosto 2014

Vinum Nostrum a Pienza. Fino al 2 novembre. Arte, scienza e miti del vino nelle civiltà del Mediterraneo antico

L'esposizione “Vinum Nostrum”, allestita nello splendido Palazzo Piccolomini di Pienza (SI), racconta la millenaria storia del vino e della pianta della vite e l'influenza che la viticoltura ha avuto su tutte le civiltà del Mediterraneo. La mostra era già stata esposta a Firenze, tra il 2010 ed il 2011 al Palazzo degli Argenti, riscuotendo notevole successo di pubblico. L'allestimento pientino, oltre agli exhibit e ai suggestivi filmati della versione fiorentina, presenta alcune scenografiche ricostruzioni di arredi domestici e da giardino sempre legati alla cultura del vino. 

Il percorso espositivo si snoda dalle origini della viticoltura nel Vicino Oriente alla sua completa affermazione in Grecia e in Magna Grecia, fino alla produzione e alla diffusione del vino in buona parte del Mediterraneo operata dai Romani. “Vinum Nostrum. Arte, scienza e miti del vino nelle civiltà del Mediterraneo antico”, inaugurata il 29 marzo scorso, rimarrà in allestimento a Palazzo Piccolomini a Pienza fino al 2 novembre 2014.
Le antichissime origini della vite addomesticata dall'uomo sono da ricercarsi nella regione della Georgia, dove sono state ritrovate tracce di coltivazione della vite risalenti al VII millennio a.C. In Egitto la pianta non era autoctona, ma la sua coltivazione nel territorio egiziano è testimoniata fin dai tempi antichi. Numerose informazioni sul consumo e sugli usi rituali del vino provengono dalle tombe. In Mesopotamia la bevanda alcolica divenne importante merce di scambio. In Etruria i primi tentativi di coltivare la vite risalgono alla metà del II millennio a.C.; bisogna aspettare fino al VIII secolo a.C. perché il consumo del vino aumenti cominciando ad assumere una valenza rituale. Queste sono soltanto alcune delle numerose informazioni che si possono apprendere sulla storia del vino e della vite visitando la mostra “Vinum Nostrum”, all'interno della quale sono esposti numerosi attrezzi e recipienti per contenere la preziosa bevanda di Bacco o Dioniso.

Il vino è uno dei prodotti di eccellenza della nostra regione, perciò sicuramente l'esposizione ad essa dedicata merita una visita. Nel frattempo potete gustare uno dei vini toscani selezionati per la “cantina” online di Vivere la Toscana.

Per maggiori informazioni su “Vinum Nostrum” a Pienza visitare il sito:
http://mostre.museogalileo.it/vinum/