venerdì 30 gennaio 2015

Risotto al Chianti. Ricetta senese

Se desiderate preparare un primo piatto invernale per una serata speciale come San Valentino, la ricetta che Vivere la Toscana vi propone oggi potrà esservi utile ovvero la ricetta del Risotto al Chianti. Sicuramente farete colpo sui vostri ospiti proponendo questo piatto molto gustoso ed invitante, se preparato con ingredienti di qualità e scelti accuratamente. Per prima cosa il vino Chianti, che dev'essere rigorosamente prodotto nella nostra regione e precisamente nell'area collinare che si estende tra Firenze e Siena. Noi vi suggeriamo il Chianti dei Colli Senesi IGT prodotto a Sarteano (SI) da Podere Tre Case (cliccate per vedere il prodotto). Gli altri ingredienti “chiave” per cucinare un ottimo risotto al Chianti sono le salsicce toscane, preferibilmente prodotte con suini di cinta senese, e il pecorino di Pienza stagionato.

Ricetta del Risotto al Chianti

Ingredienti per 2 persone:
1 cipolla rossa
2 salsicce di cinta senese (per assaggiare le salsicce di suino grigio della Norcineria Falaschi clicca qui)
1/2 bicchiere di Chianti dei Colli Senesi
200 grammi di riso per risotti tipo Carnaroli
1 cucchiaio di burro
Olio extravergine d'oliva q.b.
Parmigiano grattugiato
¼ di litro di brodo di carne

Preparazione

Tagliare la cipolla a fettine sottili e spezzettare le salsicce dopo averle private del budello. In una casseruola preparare il burro con 2 cucchiai di olio extravergine di oliva. Aggiungere la cipolla, farla imbiondire per circa 2 minuti e poi mettere a cuocere anche i pezzetti di salsiccia. Quando la carne di maiale risulterà cotta da tutti i lati aggiungere il riso, farlo tostare per alcuni minuti mescolando per non far attaccare il riso sul fondo di cottura. Aggiungere il Chianti e far sfumare, poi spegnere la fiamma e far riposare per circa 10 minuti. Aggiungere un po' di brodo e riaccendere il fuoco. Mescolare e continuare a versare il brodo pian piano, ogni volta che il riso lo avrà assorbito ripetere l'operazione. Il tempo di cottura varia in base al riso utilizzato. Una volta pronto, aggiungere una manciata di parmigiano e lasciar riposare per 5 minuti. Preparare delle scaglie di pecorino stagionato. Impiattare il risotto al Chianti e coprirlo con le scaglie di formaggio. Servire in tavola e buon appetito!


lunedì 26 gennaio 2015

Casa Rossa Ximenes a Castiglione della Pescaia. Tra storia, arte e natura

La Casa Rossa o Casa Ximenes è la caratteristica costruzione di mattoni rossi che spicca nel suggestivo paesaggio del Padule di Castiglione della Pescaia. L'antico edificio introduce alla vasta area della Riserva Naturale della Diaccia Botrona. Edificata per decisione del granduca Pietro Leopoldo di Lorena nel 1765, la Casa Rossa ha preso anche il nome di colui che la progettò: il matematico ed ingegnere gesuita Leonardo Ximenes.



Lo studioso era stato incaricato di escogitare un sistema per canalizzare il flusso delle acque e bonificare la vasta zona paludosa maremmana, ritenuta causa principale della malaria. Casa Ximenes si erge, infatti, su un ponte a tre arcate, al cui interno alloggiavano gli argani ed i meccanismi delle cateratte progettate da Ximenes per controllare le acque di emissione del lago di Castiglione (detto anche Lago Prile). Dell'ampio specchio lacustre, che nel XVI secolo si estendeva per circa 50 chilometri quadrati essendo annoverato tra i laghi più grandi della Toscana, oggi non rimane che la palude della Diaccia Botrona. Il lago Prile era caratterizzato da acqua salmastra, poiché la sua formazione derivava dalla progressiva chiusura di un tratto di mare, dovuta alla sedimentazione di detriti trasportati dai fiumi del territorio, il Bruna e l'Ombrone. L'Isola Clodia, collinetta inserita all'interno della Diaccia Botrona (clicca per leggere il post dedicato), ha conservato nel nome le sue antiche origini.

Casa Ximenes doveva funzionare come “regolatore idraulico” regolando il flusso delle acque, le ondate di piena in inverno e la carenza di acque nei periodi di magra, in modo da garantire sempre la pescosità nei canali. Dell'attività ittica, da sempre ampiamente praticata nella palude, restano interessanti testimonianze nell'attuale Casa Rossa divenuta centro di accoglienza della Riserva Naturale e Museo Multimediale. All'interno degli spazi museali che si articolano sui due piani dell'edificio è possibile scoprire l'antica storia della Diaccia Botrona, del Lago Prile, di Roselle e di Vetulonia, città etrusche sorte sulle sponde del vasto specchio d'acqua. Attraverso opere interattive il visitatore è introdotto alla conoscenza della numerosa fauna acquatica che trova riparo nella riserva. Dalle finestre e dalla terrazza panoramica di Casa Ximenes si gode di un punto di osservazione privilegiato del paesaggio lagunare del Padule di Castiglione della Pescaia.
Nel 1898 la Casa Rossa fu abbandonata perché si scoprì che la causa della malaria era la zanzara anofele, che viveva nelle acque paludose. Gli interventi di bonifica della zona furono ripresi e completati durante il Fascismo. Nel 1954 la malaria fu finalmente debellata. Casa Ximenes rimane silenziosa testimone della storia del territorio maremmano e guida i visitatori alla scoperta di un eccezionale tesoro naturalistico.

venerdì 23 gennaio 2015

Diaccia Botrona. La Riserva Naturale a Castiglione della Pescaia

A pochi chilometri dalla località marittima di Castiglione della Pescaia, in provincia di Grosseto, si estende la Riserva Naturale della Diaccia Botrona, dichiarata “zona umida di importanza nazionale” per il suo eccezionale valore storico, naturalistico e paesaggistico. La visita del vasto padule, che vanta ben 1273 ettari di superficie, inizia da Casa Ximenes, detta anche “Casa Rossa” per il colore delle sue pareti, edificio costruito per volontà dei Lorena nel XVIII secolo. Oggi l'interessante costruzione, che domina il paesaggio e che offre spettacolari viste sulla riserva e sul territorio di Castiglione, ospita un museo multimediale.

La Riserva Naturale è fruibile tutto l'anno e vi si possono scattare meravigliose fotografie, immortalando la bellezza dei canali abitati da numerose specie di uccelli acquatici, come anatre, cormorani e fenicotteri rosa. La Diaccia Botrona è una delle più importanti aree della Toscana per lo svernamento, la sosta e la nidificazione di molti di questi uccelli. Durante la primavera è possibile osservare la laboriosa costruzione dei nidi, mentre si odono caratteristici richiami d'amore. Cannaiole, cannareccioni, usignoli e allodole cantano per attirare i patner e si contendono caparbiemente il territorio destinato alla riproduzione. Tra le specie di uccelli che nidificano nella riserva maremmana sono l'avocetta, il cavaliere d'Italia, la sterna, il fraticello, il tarabusino ed il tuffetto. Durante i mesi estivi l'osservazione ornitologica è concentrata sui voli degli adulti in cerca di cibo per i piccoli e sui primi voli dei giovani piumati.
Non resta priva di attenzioni da parte dei visitatori anche la flora del padule. Numerose sono le piante da ammirare e da immortalare con scatti fotografici. A fine luglio, ad esempio, fioriscono le piante di liquirizia, enola e limonium che donano colori differenti alla palude. L'area si fa più fangosa in estate ed attira specie come i chiurli che con i becchi sottili si muovono nel padule alla ricerca di piccoli invertebrati. A fine agosto-inizio settembre gli uccelli migratori spiccano il volo dalla Diaccia Botrona, mentre giungono le prime specie che sverneranno nella riserva o che vi sosteranno soltanto per pochi giorni prima di ripartire per zone del Mondo più a sud, come la maestosa cicogna nera. I mesi invernali sono i più amati dai birdwatchers che possono osservare il comportamento quotidiano degli uccelli della palude: i falchi che volano in cerca di prede, le anatre che volano nei caratteristici stormi a V, le oche selvatiche a caccia di insetti tra i canneti.
Vi sono differenti postazioni, casette e torrette, di osservazione dislocate lungo i sentieri della riserva naturale, più o meno facilmente raggiungibili. É consigliabile indossare stivaletti da trekking o comunque calzature adatte a camminare su sentieri fangosi. Davanti a Casa Ximenes è situato un ampio parcheggio dove poter lasciare le automobili e partire alla scoperta della Diaccia Botrona. Se preferite visitarla dalle acque dei canali è possibile prenotare un'escursione in barchino (ogni giorno escluso il lunedì, dal 15/06 al 15/09 due partenze: alle 17,00 e alle 18,30; dal 16/09 al 14/06 su prenotazione con minimo 5 partecipanti; per informazioni, prenotazioni e costi visitare il sito www.maremma-online.it).

lunedì 19 gennaio 2015

La Fiorita di San Zanobi. Il 26 gennaio a Firenze

Ogni 26 gennaio a Firenze si ricorda il cosiddetto “Miracolo di San Zanobi” o miracolo della fioritura dell'olmo, avvenuto nell'anno 429, durante la traslazione del corpo del santo protettore della città dalla cattedrale di San Lorenzo a quella di Santa Reparata. Si dice che la pianta, ormai secca e creduta morta, abbia rifiorito al passaggio della salma del vescovo fiorentino. L'evento miracoloso è ricordato con la cosiddetta “Fiorita di San Zanobi”: ghirlande di fiori bianchi e rossi, colori dell'araldica fiorentina, sono disposte ai piedi della colonna eretta nel luogo in cui sorgeva l'antico olmo, in Piazza San Giovanni,a fianco del battistero (porta nord).

La rievocazione della fioritura miracolosa della pianta è accompagnata da una serie di eventi folkloristici e culturali, che si svolgono durante la giornata del 26 gennaio, dalle 8 di mattina fino alle 18,00 circa, tra le quali le esibizioni dei Musici del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina e degli Sbandieratori degli Uffizi. Al centro della rievocazione storica è la Colonna di San Zanobi, stele sormontata da una croce lobata risalente al IX secolo. I lobi rappresentano dei fiori e la colonna è decorata sul fusto da un piccolo olmo e da una corona in ferro battuto. Le fonti narrano che, dopo il miracolo, l'albero sia stato pian piano ridotto in reliquie dai numerosi fedeli che desideravano ricevere grazie dal Santo. A testimonianza di ciò nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze è possibile ammirare una tavola, ricavata dal fusto dell'olmo e dipinta dal Maestro del Bigallo, che raffigura scene di vita del vescovo Zanobi. La croce in pietra che oggi ammiriamo non è quella originaria. Il celebre cronista Giovanni Villani nella Cronaca ricorda che a seguito dell'alluvione del 4 novembre 1333 la colonna cadde a terra. Nel 1334 la stele fu di nuovo eretta e quattro anni dopo fu collocata una nuova croce.
Il culto di San Zanobi è stato sempre particolarmente sentito a Firenze, sin dalle origini. Zanobi o Zenobio era nato infatti proprio a Firenze verso la metà del IV secolo (337 circa). Si dice che avesse compiuto miracoli anche durante la sua esistenza, persino ridonando la vita al giovane figlio di una donna. L'avvenimento è ricordato dall'opera “Miracolo di San Zanobi” di Sandro Botticelli, conservata al Gemäldegalerie di Dresda. Il vescovo Zanobi morì intorno al 417 e fu sepolto nella chiesa di San Lorenzo, che da quel momento divenne cattedrale. Poi il corpo fu traslato in Santa Reparata, i cui resti sono visibili nelle cripte di Santa Maria del Fiore, ed oggi è conservato nella preziosa urna scolpita da Lorenzo Ghiberti. Oggi San Zanobi è compatrono con San Giovanni dell'arcidiocesi fiorentina.

venerdì 16 gennaio 2015

Rose di Carnevale. Graziose varianti dei cenci toscani

Le rose o rosette di Carnevale sono dolcetti deliziosi a forma di fiore con petali di pasta croccante che racchiudono un cuore di confettura di albicocche. Naturalmente il gusto della marmellata può essere variato in base ai gusti degli ospiti e sul sito di Vivere la Toscana potete acquistare confetture artigianali, senza conservanti, buone e genuine proprio come quelle “fatte in casa”. La rosa di Carnevale è una variante dei cenci, i dolci più diffusi per la festa delle maschere, dei quali ha lo stesso sapore, ma con l'aggiunta della confettura di frutta. Se dovete organizzare una festicciola per i vostri bambini vi consigliamo di preparare anche crogetti (cliccate per la ricetta),“tortellini”, oltre a cenci e frittelle. Se volete aggiungere una specialità della Lucchesia, potete aggiungere un vassoietto di biscotti Berlingozzo. Ma vediamo insieme come si preparano le Rose di Carnevale:

Ingredienti
350 grammi di farina
2 uova e 3 tuorli
50 grammi di zucchero a velo
2 cucchiani di lievito per dolci
¼ di bicchierino di liquore Grand Marnier
Olio di semi
zucchero a velo
marmellata di albicocca (assaggia una confettura naturale prodotta in Maremma cliccando qui)

Preparazione
Setacciare la farina e disporla a fontana sulla spianatoia. Dividere i tuorli dall'albume (non buttarlo via ma conservarlo per il seguito). Al centro della farina aggiungere le uova ed i tuorli con lo zucchero. Iniziare ad impastare poi aggiungere anche il liquore, un pizzico di sale ed il lievito setacciato. Lavorare per 10-15 minuti fino ad ottenere un impasto ben liscio e compatto. Fare una palla e avvolgerla nella pellicola trasparente. Far riposare l'impasto in frigo per circa mezz'ora.

Stendere la pasta con il mattarello a 2-3 mm di spessore. Prendere due o tre tagliapasta rotondi e concentrici. In alternativa potete utilizzare i bordi di bicchierini o tazzine di misure differenti. Tagliare i dischetti di pasta facendo attenzione a ricavare lo stesso numero per ogni grandezza differente. Esempio: 20 cerchi più piccoli e 20 più grandi. Con la rotella per i ravioli fare 3 o 4 taglietti intorno alla circonferenza di ogni disco di pasta. Utilizzando l'albume messo da parte spennellare il centro dei dischi più grandi e disporvi sopra i più piccoli, premendo al centro per far “incollare” gli uni sugli altri. Ripetere più volte l'operazione fino ad aver ottenuto i fiori di pasta da cuocere. Far scaldare bene l'olio di semi in padella e friggere un poco alla volta le roselline immergendole dalla parte dei dischi più piccoli ovvero della “corolla”. Far scolare i dolci su carta assorbente e una volta freddati disporli in un vassoio. Spolverizzarli con lo zucchero a velo e aggiungere con un cucchiaino la marmellata di albicocca al centro dei petali. A piacere potete guarnire con codette o palline colorate. Le rose di Carnevale sono pronte!


lunedì 12 gennaio 2015

Da vedere in Garfagnana: la Fortezza di Monte Alfonso

La Fortezza di Mont’Alfonso è uno dei più imponenti edifici monumentali della Toscana. Edificata su ordine di Alfonso II d’Este nella seconda metà del XVI secolo, la grande costruzione fortificata si estende per circa 60.000 mq nel territorio della Valle del Serchio. Oggi di proprietà della Provincia di Lucca, la fortezza cinquecentesca è stata oggetto di restauro a partire dal 1980 e costituisce un motivo di orgoglio per il territorio della Garfagnana essendo del tutto autosufficiente a livello energetico. L'antica rocca offre suggestive vedute sulle Alpi Apuane e in particolare sul gruppo delle Panie e sulle pendici dell’Appennino Tosco Emiliano.

La Fortezza di Mont'Alfonso, situata a pochi minuti d'auto da Castelnuovo Garfagnana, fu ideata come ultima roccaforte di difesa dei confini del Ducato di Ferrara dagli attacchi della Repubblica di Lucca e da Firenze. I lavori di costruzione dell'imponente opera architettonica militare, progettata da Marc’Antonio Pasi, durarono dal 1579 al 1586, richiedendo un grande dispendio di mezzi ed energie. Gli stessi garfagnini furono chiamati a contribuire, con la somma ingente di 30.000 scudi. Mont'Alfonso aveva una cinta muraria di 1150 metri, 7 baluardi, un camminamento per la ronda e due porte. L'enorme mole dell'opera architettonica probabilmente scoraggiò i nemici, tanto che l’unico assedio di cui si hanno notizie fu quello capitanato dal generale francese Gaffard nel 1706.
Presidio militare nel XVI e nel XVII secolo, la fortezza toscana sotto Napoleone entrò a far parte dei beni del Demanio del Principato di Lucca e Piombino di Elisa Bonaparte Baciocchi (sorella del Bonaparte). Nel 1809 l'imponente e dispendioso edificio fu venduto con un'asta pubblica. Nel 1814 tornò di proprietà degli Este e fu destinata ad ospitare le carceri. Successivamente la Fortezza di Mont'Alfonso passò nelle mani della famiglia italo-scozzese dei Bechelli, che la utilizzarono come sontuosa residenza estiva trasformando uno degli edifici in un moderno villino Liberty. Durante la prima metà del XX secolo le strutture del complesso architettonico si deteriorano, anche a causa del devastante terremoto in Garfagnana del 1920. Poi si aggiunsero i danni derivanti dai bombardamenti su Castelnuovo nel 1944 e nel '45. Durante la Seconda Guerra Mondiale la fortezza ospitò alcune famiglie di ebrei e successivamente, fino agli Anni Sessanta, prima di essere abbandonata dai Bechelli, fu abitata da contadini. Il 1 novembre 1980 la Provincia di Lucca è divenuta proprietaria della fortezza, che è stata completamente recuperata e restaurata, diventando un nuovo e importante polo di attrazione della Garfagnana.
Degli originari edifici cinquecenteschi, che componevano il complesso fortificato, oggi restano: la casa del capitano, l’alloggio delle truppe, il pozzo in pietra e il baluardo della casamatta. Sulla porta principale campeggia lo stemma estense. Secondo un'antica leggenda, la Fortezza di Monte Alfonso sarebbe collegata mediante una galleria sotterranea alla Rocca Ariostesca di Castelnuovo Garfagnana. Il passaggio segreto sarebbe stato creato per consentire ai cittadini di rifugiarsi all’interno delle mura, in caso di assedio del paese. Il centro di Castelnuovo si raggiunge a piedi, percorrendo il cosiddetto Sentiero dell’Ariosto, passeggiata degli innamorati.

giovedì 8 gennaio 2015

Carnevale di Viareggio 2015. I corsi mascherati dal 1 al 28 febbraio

Ogni anno il Carnevale di Viareggio dona allegria e spensieratezza ad adulti e bambini, ricordando l'importanza della satira e del divertimento in un mondo sempre più minato da mali insanabili. Domenica 1 febbraio 2015 alle ore 15,00 tre solenni colpi di cannone sanciranno l'inizio della prima sfilata dei giganteschi carri allegorici di cartapesta. Le altre giornate dedicate alle sfilate sugli splendidi Viali a Mare viareggini saranno le domeniche 8, 15 e 22 febbraio (sempre dalle ore 15,00). Sabato 28 febbraio si concluderà la kermesse carnevalesca con il quinto Corso Mascherato Notturno, che avrà inizio alle ore 20,30 e terminerà con la proclamazione dei vincitori e con il grande spettacolo pirotecnico di chiusura. L'ultima sfilata sarà illuminata dalle luci artificiali e regalerà, come di consueto, un'atmosfera magica e sognante a tutto il pubblico presente.

Solitamente si svolgeva un corso mascherato anche nel giorno di Martedì Grasso a Viareggio. Quest'anno per la giornata del martedì, che coincide con il 17 febbraio 2015, è in programma una grande festa nella piazza Burlamacco, alla Cittadella del Carnevale. La festa delle maschere a Viareggio è fatta di numerosi appuntamenti, oltre ai corsi mascherati. Durante l'intero periodo che segue l'Epifania, nella cittadina toscana sono organizzati concorsi, eventi sportivi, spettacoli teatrali, feste e veglioni. Inoltre dal 10 al 25 gennaio 2015 al Museo del Carnevale di Viareggio saranno esposti i bozzetti dei carri della nuova edizione (ingresso libero, apertura mostra dalle 16,00 alle 19,00).

Correva l'anno 1873 quando a Viareggio si svolse la prima sfilata di carrozze addobbate a festa nella storica Via Regia: nacque il Carnevale di Viareggio, una manifestazione che negli anni è cresciuta in dimensioni ed in fama. All'inizio del Novecento la sfilata fu spostata sulla Passeggiata a Mare, eccezionale scenario naturale che ha contribuito ad accrescere il fascino dell'evento. Nel 1930 nacque la maschera simbolo di Viareggio: Burlamacco, disegnato dall'abile mano del pittore e grafico futurista Uberto Bonetti. Il nuovo re del Carnevale apparve per la prima volta in compagnia di Ondina, la graziosa bagnante simbolo della stagione estiva, nel manifesto del 1931. Nel Secondo Dopoguerra la manifestazione crebbe d'importanza, grazie anche alla scelta della Rai di trasformarlo in un vero e proprio evento mediatico trasmesso in tutta Italia. Nel 2001 è nata la nuova Cittadella del Carnevale, un enorme complesso dove sono conservate le creazioni storiche di cartapesta e dove nascono i nuovi carri allegorici. Anche quest'anno potrete ammirarli partecipando al Carnevale di Viareggio 2015. Ecco il calendario:


CARNEVALE DI VIAREGGIO 2015
Grandi Corsi Mascherati
Domenica 1 febbraio, ore 15 - 1° CORSO MASCHERATO
Domenica 8 febbraio, ore 15 - 2° CORSO MASCHERATO
Domenica 15 febbraio, ore 15 - 3° CORSO MASCHERATO
Domenica 22 febbraio, ore 15 - 4° CORSO MASCHERATO
Sabato 28 febbraio, ore 20,30 - 5° CORSO MASCHERATO NOTTURNO con Spettacolo Pirotecnico di Chiusura

Per conoscere i costi ed acquistare i biglietti in prevendita visitare il sito ufficiale della manifestazione: http://viareggio.ilcarnevale.com